A cura del Dipartimento Labour Law
Con la sentenza n. 9135 del 19 novembre 2025, il Tribunale di Roma – Sezione Lavoro ha affrontato in modo diretto un tema destinato a diventare sempre più centrale nelle scelte organizzative delle imprese: la legittimità del licenziamento quando le mansioni vengono assorbite dall’intelligenza artificiale (IA).
Si tratta di uno dei primi precedenti italiani che affronta esplicitamente la sostituzione di attività umane con sistemi di IA nel contesto di una ristrutturazione aziendale.
Vediamo, alla luce di questa decisione, cosa è davvero importante da sapere per imprenditori e responsabili HR.
1. Il caso: non “innovazione per moda”, ma ristrutturazione reale
La decisione riguarda il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una dipendente le cui mansioni (marketing e design) erano state automatizzate mediante strumenti di intelligenza artificiale.
Il punto decisivo, però, non è stato l’utilizzo dell’IA in sé.
Il Tribunale ha accertato che l’azienda si trovava in:
- una situazione economico-finanziaria critica;
- un processo di ristrutturazione effettivo;
- un dimezzamento dell’organico (da 20 a 10 dipendenti).
L’introduzione dell’IA è stata letta come parte di un riassetto organizzativo e di una strategia di contenimento dei costi, non come una scelta arbitraria o meramente sperimentale.
2. Il principio giuridico applicato
Il fondamento resta quello tradizionale del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Il Tribunale ha ribadito che:
la soppressione della posizione è legittima se inserita in un effettivo riassetto organizzativo o tecnologico;
- il giudice non può sindacare l’opportunità economica della scelta imprenditoriale;
- resta imprescindibile la verifica del cosiddetto repêchage (possibilità di ricollocazione del lavoratore in altre mansioni compatibili).
- In altre parole: non è l’intelligenza artificiale a “giustificare” il licenziamento, ma il riassetto organizzativo concreto e documentato.
- L’IA è lo strumento attraverso cui si realizza la riorganizzazione.
3. Automazione e legittimità del recesso: cosa conta davvero
Dal punto di vista operativo, la sentenza offre alcuni spunti chiari:
- Serve un contesto oggettivo – la mera volontà di “innovare” o “digitalizzare” non basta. Occorre un quadro organizzativo ed economico coerente.
- Serve coerenza interna – se l’azienda riduce personale in modo selettivo, ma contemporaneamente assume in ruoli analoghi, il rischio di contenzioso aumenta.
- Il repêchage resta centrale – anche nell’era dell’IA, il datore di lavoro deve verificare la possibilità di ricollocazione in mansioni equivalenti o inferiori, se disponibili.
- La documentazione è decisiva – business plan, relazioni interne, analisi costi-benefici, piani di ristrutturazione: tutto ciò diventa prova della genuinità della scelta.
4. L’intelligenza artificiale non è il problema (né la soluzione magica)
Questa sentenza – come invece qualcuno ha erroneamente sottolineato con particolare enfasi parlando dell’alba di un fantomatico “nuovo mondo” – non introduce una nuova categoria di licenziamento. Applica principi consolidati a una tecnologia nuova.
Se guardiamo alla storia industriale, ogni salto tecnologico – dalla meccanizzazione alla digitalizzazione, fino all’automazione software – ha prodotto effetti simili:
- riduzione di alcune mansioni;
- trasformazione di altre;
- nascita di nuove professionalità.
L’IA non è diversa sotto il profilo giuridico: è uno strumento organizzativo. Rivoluzionario, certamente. Dirompente, sì. Ma pur sempre uno strumento.
Un messaggio per imprenditori e HR
Il punto non è temere l’intelligenza artificiale, né adottarla in modo acritico. Il punto è governare il cambiamento.
Le imprese che affrontano l’innovazione con consapevolezza giuridica, con pianificazione organizzativa, con attenzione agli obblighi in materia di lavoro, possono integrare l’IA senza esporsi a rischi inutili.
Chi comprende che ogni trasformazione tecnologica ha anche un impatto culturale, filosofico e sociale, è nelle condizioni di guidarla — non di subirla.
La nostra posizione
Noi di BACCIARDI PARTNERS non vediamo nell’intelligenza artificiale una minaccia. Vediamo invece una nuova fase dell’evoluzione organizzativa.
Come in passato abbiamo accompagnato le imprese nei passaggi verso la digitalizzazione, l’automazione industriale e i nuovi modelli di lavoro, oggi affrontiamo con lo stesso approccio l’integrazione dell’IA nei processi aziendali. Con realismo, senza entusiasmo ingenuo e senza timori paralizzanti. La tecnologia cambia. I principi giuridici restano — e si adattano.
E forse la vera differenza, ancora una volta, la farà chi saprà comprendere il cambiamento prima degli altri.
Avv. Michele Sacchi – Of Counsel Labour Law